conscious and unconscious

Beautiful Suhbat !!! Sheikh Burhanuddin Herrmann 

conscious and unconscious

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Come pregano i sufi?  

«I sufi praticano diversi tipi di meditazione, ognuna con un obiettivo diverso, come quando

si va in farmacia e si sceglie il farmaco più adatto per una certa esigenza. Una delle

meditazioni più celebri, il Zikhr, è la ripetizione del nome di Dio, della professione di fede

islamica o di certi passi del Corano.

La ripetizione può essere silenziosa, parlata, cantata o danzata, ma sempre si accompagna

alla consapevolezza del respiro. È il maestro a scegliere il Zikhr più adatto a te.

Bisogna imparare a respirare la pace».

 

Simbax Video seeks to provide a platform to help students improve their lives.

To accomplish this you will find here teachers providing students with spiritual

tools based on principles of the Sufi tradition, that students can then apply as

they fit to make better decisions that not only benefit themselves but at the

same time help to make the world better.

 

Cosa è mistica ?

Il termine “mistica” ha un significato preciso, univoco?

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Neanche il termine “socialismo” è stato usato in maniera tanto vaga e varia quanto la parola

“mistica”. Oggi con estrema facilità si abbina il vocabolo a infinite specificazioni e si sente

parlare di “mistica della scienza”, “mistica filosofica”, “mistica erotica”; nel linguaggio comune

è in uso l’espressione “crisi mistica” per indicare crisi isterica o conversione, euforia o

depressione, interessamento per la religione o dubbio di fede.

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Noi non cercheremo di dirimere le questioni, di confutare le opinioni altrui. Vogliamo

semplicemente indicare la via che conduce alla Verità.

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Che cos’è allora la mistica?

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Non è “mai” qualcosa di acquisibile attraverso degli esercizi, delle tecniche ascetiche o dei

cammini esoterici. Non presuppone alcuna perfezione morale né tantomeno una evoluzione

spirituale simile a quella biologica. Dice Santa Teresa d’Avila: “Non ci si eleva se Dio

non ci eleva”; per cui la mistica in quanto “esperienza” è la violenta, improvvisa, irruzione

di Dio nell’anima, la loro unione.

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I mistici parlano di “incendio d’amore”, di “illuminazione”, di “divinizzazione”, di dono di

grazia immeritata e inaudita, indubitabile e incomprensibile al tempo stesso, eccelsa e

folgorante, colma di fremente godimento e trasformante. E non è necessario scrivere un

trattato per spiegare che cosa significhi “grazia”. Basta far riferimento ad un termine di

immediata comprensione: “gratis”.

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La mistica in quanto “disciplina teologica” si interessa di studiare le testimonianze di

coloro che, nella storia delle religioni, hanno sperimentato quanto abbiamo appena detto

e molto più.

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Nel corso dei secoli si sono proposte molte definizioni. La più completa è senz’altro

quella coniata da P. Albert Deblaere, S.J.: La mistica è “L’esperienza diretta e passiva

della presenza di Dio”.

Definizioni:

  • “L’esperienza diretta e passiva della presenza di Dio”
    (A.Deblaere, ‘Témoignage mystique chrétien‘)
  • “Cognitio experimentalis Dei”
    (Jean Gerson, ‘De Teologia mystica‘ lctiones sex, I, Seconda consideratio)
  • “Sentiment de présence” (J. Maréchal, ‘Etudes sur la Psycologie des Mystiques‘)

“L’ESPERIENZA DIRETTA E PASSIVA DELLA PRESENZA DI DIO”

“ESPERIENZA”

Noi moderni, quando parliamo di “esperienza”, ci riferiamo a emozioni epidermiche, a

tenui tentativi, a scoperte esigue che non hanno niente a che vedere con quello che in

realtà si deve intendere con tale termine.

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L’esperienza mistica è, piuttosto, qualcosa che ha a che fare con la complessa totalità

della vita dell’uomo. Mi spiego: Immagina due innamorati che decidono, per un limitato

periodo di tempo, di convivere; questa breve convivenza prematrimoniale non può

essere chiamata esperienza, è solo un assaggio di vita a due. Allo stesso modo una settimana

di meditazione trascendentale in un tempio buddhista non ci trasforma in asceti.

Se vado in vacanza nella foresta amazzonica, non posso dire di aver condiviso l’esperienza

degli Indios, perché quest’ultima non dura il tempo di una vacanza. Il più delle volte

quelle che chiamiamo comunemente “esperienze” non sono altro che “esperimenti”,

temporanei, transitori, superficiali, riferiti a episodi circoscritti, non di rado insignificanti.

Ci improvvisiamo coniugi, monaci o Indios, ma in realtà siamo tutt’altra cosa.

Non è così per la mistica. Chi la sperimenta si trova inspiegabilmente cambiato e non può

che sentirsi un “uomo nuovo”, violentemente attirato da Dio come da una calamita

interiore e divenire ebbro, pazzo d’amore.

“DIRETTA”

“Diretto” è tutto ciò che non fa ricorso a “intermediari” e proprio per questo è im-mediato,

cioè senza mediazione, non fa uso di immagini, di affetti, di prese di coscienza, di ricordi

memorizzati nel corso degli anni. La filosofia ci dice che lo stesso soggetto pensante è a

sua volta medium nell’azione conoscitiva, perché ha impresse in sé le immagini di ogni

oggetto di conoscenza e se ne serve.

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Anche il linguaggio, espressione delle innumerevoli immagini che abbiamo catalogato

nel fondo della memoria, diviene mediazione dialogica. Cosa avviene allora quando Dio

si comunica “direttamente” all’uomo? Egli produce una realtà interiore assolutamente

“nuova” e il mistico, così si chiama colui che riceve questa autodonazione divina, vede in

qualche modo svanire, scomparire, tutti gli archetipi psicologici, e non può fare riferimento

ad alcuna immagine o stato d’animo, non può esprimere tale realtà interiore con un

linguaggio umano, perché le parole non si adattano al divino. Le sue descrizioni letterarie

o semplicemente verbali vengono allora differite, cronologicamente, al “dopo”, a quando

l’esperienza dell’unione con lo Sposo divino è terminata. Solo allora si andrà in cerca di

espressioni linguistiche per descriverla. Esse saranno concettualizzazioni operate “a

posteriori” da coloro che ricordano un fatto assolutamente “nuovo” e “irricostruibile”,

“passato” eppure “vivissimo”, “cessato” eppure “incancellabile”.

Per dirla con una similitudine: il Petrarca non scrive “su Laura”; se l’avesse fatto Laura

si sarebbe dovuta lavare per ripulirsi dell’inchiostro del Petrarca.

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Il Petrarca scrive “di Laura” quando Laura è assente. Quando era presente i due amanti

facevano di sicuro qualcos’altro. Così i mistici: non scrivono mai durante l’unione…

sempre dopo.

“PASSIVA”

Essere passivi sotto l’energica azione di Dio non significa diventare degli inattivi.

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Purtroppo oggi si considera impropriamente il mistico, lo si immagina come un

fannullone tutto preso dalla contemplazione delle cose del cielo, nient’affatto attento

e dedito ai bisogni degli uomini. Ma è falso. Bisogna sfatare questo pregiudizio.

Questa azione di Dio si potrebbe paradossalmente definire come una “riattivazione

passiva”. Sembra un nonsenso, ma è proprio così; ci si accorge di ricevere tutto da un

Altro e questa passività genera un’attività incontenibile. La storia ci documenta le

riforme, le fondazioni e tutta l’azione di vasto ed efficace rinnovamento che i grandi

mistici hanno operato nel mondo, in ogni epoca storica. Dice Bergson che i santi

hanno sempre avuto un gran numero di imitatori. I propagatori di bene hanno

trascinato dietro di sé folle immense e, pur non domandando nulla, hanno ottenuto.

Non è necessario per loro esortare, non hanno che da esistere, la loro esistenza è

un richiamo insopprimibile.

“LA PRESENZA DI DIO”

Quel che si avverte immediatamente nella prima grazia mistica è proprio una

vivissima sensazione, o invasione, della presenza di Dio in noi. Ciò non è minimamente

paragonabile alle facili suggestioni di coloro che dicono di pensarlo, di immaginarlo

o di sentirlo presente nella preghiera o al di fuori di essa.

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Afferma San Francesco di Sales: “Or, quand je parle du sacré sentiment de la

présence de Dieu, en cet endroit, je n’entends pas parler du sentiment sensible,

mais de celui qui réside en la cime et suprême pointe de l’esprit”.

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Il “sentire” la presenza di Dio è una esperienza interna ed in-mediata, diversa da quella

sensibile, perché i sensi non vi partecipano; non è neanche una esperienza razionale,

intellettuale, ma “mistica”. Questo “sentimento”, questo “sentido”, si ha là dove le

nostre facoltà superiori vengono “unificate” e rese un unico dinamismo spirituale.

Nessuno sa spiegare chiaramente che cosa sia questo “modo nuovo di sentire”, ma le

facoltà dell’anima, non più distinte ma unite, vengono richiamate nel punto in cui Dio

“tocca” l’anima (nel suo fondo) e si unisce a lei. L’effetto di questa invasione non si

riduce a emozioni più o meno tenui, è una vera e propria folgorazione, per la quale

non si può rivendicare alcun merito, in quanto Dio, nella Sua sovrana libertà, la dà

a chi vuole, quando vuole e come vuole. Non che Dio faccia delle preferenze o abbia

delle simpatie. Egli riserva però certi doni a quanti devono compiere una determinata

missione utile al bene dell’umanità.

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E’ propriamente questo il fine della grazia “gratis data”. Viene subito da chiedersi: è mai

possibile che Dio sia presente dentro di noi? Come può il Creatore dell’universo trovare

spazio in una sua creatura e, proprio perché tale, così piccola in confronto a Lui?

Purtroppo noi moderni non siamo più capaci di ragionare in termini spirituali; siamo

tutti materialisti. Eppure, il nostro essere proprio è spirituale e infinito. Dio è Amore

– dice la Bibbia – cioè un essere in perenne “ex-stasis”, cioè tutto fuori di sé, rivolto verso

l’oggetto del suo amore, che siamo noi. E poiché Egli, che è l’Amore, ama perfettamente,

allora si può dire senza timore di esagerare che Dio è più in noi che in se stesso, ama più

noi che se stesso. Ecco perché noi siamo il luogo della Sua presenza. Può sembrare

inaudito che Dio dentro di noi non stia stretto, ma è proprio così. Qui si fonda tutta

l’antropologia e l’eccelsa dignità spirituale dell’essere umano. Di questo annuncio i

mistici sono gli araldi più convincenti.

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Questa grazia è specialissima, straordinaria e non ha niente a che vedere con

fenomeni miracolosi di vario genere (aure luminose, levitazione, stimmate ecc.).

Neppure consiste nelle “visioni” o nelle “locuzioni interiori”. Quest’ultime non

son altro che epifenomeni, cioè fenomeni secondari, marginali, in cui, si, è possibile

l’intervento divino, ma a cui si aggiunge sempre il concorso dell’uomo; la nostra

natura vi partecipa considerevolmente. In genere queste apparizioni o rivelazioni,

sono facili da descrivere. I veggenti si intratterranno a precisare quanto hanno

visto o udito, ma la grazia dell’unione con Dio, nell’esperienza di cui stiamo

trattando, è qualcosa di molto più spirituale e ben più difficile da descrivere;

non si potrà darla in pasto ai giornalisti o ai telespettatori, con grande stizza

da parte dei mass media.

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Il mistico non vede nulla, non ode alcuna parola. Dio lo conduce, misteriosamente,

nell’abisso inaccessibile della Sua essenza a godere del Puro Amore. Là Egli sarà

luce abbagliante che acceca ogni nostra capacità sensoriale, oscurerà il nostro

intendimento. Si dirà subito che la mistica spazia nel campo dell’irrazionalità,

della non conoscenza, dell’indistinto. No! Dio non ci toglie nulla, né può

mortificare le facoltà di cui ci ha arricchiti. Egli piuttosto, nel fondo assoluto

dell’anima, ci attirerà, facendoci scoprire la Sua presenza, offrendoci il Suo

lume soprannaturale, il Suo intendimento e, come ripeterà San Giovanni

della Croce nel Cantico spirituale e nella Fiamma d’Amor viva, fornendoci

addirittura del Suo modo di sentire. In questo incontro unitivo, Dio, per il

mistero dell’Incarnazione, si spoglierà della Sua divinità, rivestendoci di Sè,

divinizzandoci. Il nostro amore e la nostra conoscenza allora, lungi dall’essere

annullate, saranno potenziate, fino a divenire veramente perfette in Lui,

secondo la misura della grazia.

http://www.mistica.it/