Islam and shamanic Initiation

La voce dello sciamano

Prima di affrontare il rapporto che intercorre tra la musica e l’operare sciamanico, riteniamo sia di

fondamentale importanza introdurre, in linea generale, la figura dello sciamano. Essa è presente in

zone molto distanti tra loro, in culture apparentemente diverse, le cui pratiche sciamaniche hanno

un aspetto multiforme: l’operatore rituale può assumere ruoli differenti, che possono essere

classificati, molto sinteticamente, in quattro grandi gruppi. Anche se compiere tale divisione per

categorie potrebbe risultare assai riduttivo, troviamo sia utile ai finidella nostra ricerca tratteggiare,

in linea di massima, le varie attitudini che lo sciamano può possedere. Egli è, in primo luogo,

terapeuta; nelle religioni di tipo sciamanico, infatti,la malattia è associata alla cattiva influenza da

parte di spiriti, divinità o anime dei defunti pacificando i quali lo sciamano libera il malcapitato

dalla malattia che lo ha colpito. Oltre che a occuparsi della salute della propria comunità uno

sciamano può anche assolvere alla funzione di psicopompo, ovvero di guida che accompagna le

anime dei morti nel loro lungo viaggio verso il mondo degli antenati.

Egli, più propriamente, aiuta le anime in pena dei defunti che, in determinate situazioni, non

riescono a compiere questo cammino, aiutandole ad abbandonare il mondo dei vivi e

indirizzandole a percorrere la giusta via verso la dimensione ctonia, dove potranno finalmente

essere pacificate. Oltre ad essere il mantenitore dell’equilibrio tra ilmondo dei vivi e quello dei

morti, lo sciamano possiede un’ulteriore importante funzione nel rapporto con il soprannaturale:

quella oracolare; attraverso l’esperienza estatica o attraverso la trance egli può interrogare le entità

sottili per ricevere previsioni, per conoscere cose ignote del passato o, più semplicemente,

per saper agire in modo appropriato in determinate circostanze. C’è un ultima attitudine che

caratterizza, marginalmente, l’operare sciamanico, solitamente svolta dai sacerdoti ordinari,

che è quella di propiziare spiriti e divinità, attraversosacrifici e offerte, affinché si prendano cura

della serenità e della salute del proprio villaggio.

In tutte le diverse culture di tipo sciamanico, la musica, sia essa vocale o strumentale, gioca

un ruolo chiave all’interno della realizzazione di ogni rituale: essa, infatti, è presente in

qualsiasi tradizione di tipo sciamanico ed è un mezzo potente, nelle mani dell’operatore

estatico, al fine di creare un contatto tra l’uomo e il mondo soprannaturale.

La musica occupa un posto di rilievo, nella prassi rituale, principalmente per due motivi:

essa è, da un lato, indispensabile all’induzione e al mantenimento, da parte dell’operatore rituale,

dello stato di trance; dall’altro, essa è anche un  potente veicolo di comunicazione con la

dimensione sottile. 

In primo luogo affrontiamo il ruolo della musica dal punto di vista fisiologico, in relazione

all’insorgere dello stato di trance. Quest’ultima è uno stato alterato di coscienza, d’intensità

e durata variabile, ed è una condizione psicofisiologica nella quale, l’individuo coinvolto, presenta

una sorta di dissociazione psichica, che può comprendere anche manifestazioni di alternanza di

personalità.

A livello fisico la trance si concretizza nel tremore, più o meno violento, che colpisce il soggetto

coinvolto e il suo scatenamento è legato, il più delle volte, ad una sovrastimolazione sensoriale

da parte di colori, suoni e odori. I diversi organi di senso, infatti, sono coinvolti nello scatenamento

della trance in quanto trasformano i dati catturati all’esterno in impulsi nervosi, i quali andranno

a colpire diverse zone recettoriali cerebrali, queste ultime, a loro volta, invieranno ulteriori impulsi

nervosi al sistema muscolare. Ma come interviene la musica nel processo d’induzione di tale stato

alterato di coscienza? La scoperta delle endorfine, eccitanti naturali, nel flusso sanguigno,

potrebbe fornire una spiegazione chimica dell’azione della musica in riferimento all’insorgere

dello stato di trance.

Queste sostanze, una volta sintetizzate, trasmettono l’impulso nervoso e hanno la capacità di

attivare o inibire i siti recettoriali presenti nella cellula adiacente a quella in cui si trovano.

La produzione di tali neurotrasmettitori, inoltre, è attivata da stimolazioni acustiche e visive:

il suono e la luce, di conseguenza, possono agire come sostanze psicoattive, in quanto le onde

cerebrali, in determinate circostanze, hanno la capacità di entrare in sintonia con le oscillazioni

acustiche e luminose. Per capire come il suono agisce sul corpo umano, è di fondamentale

importanza, inoltre, prendere in considerazione l’onda sonora, la quale è il risultato di una

perturbazione che scaturisce da una sorgente sonora, lo strumento musicale o il corpo, nel caso

del canto. La vibrazione originata da tale sorgente si propaga, sottoforma d’onda, attraverso un

mezzo elastico: tale vibrazione, infatti, è trasmessa da una particella d’aria all’altra fino a colpire

l’orecchio, nel quale essa è elaborata e percepita come suono. A questo punto è molto

importante ricordare che tale perturbazione sonora non coinvolge esclusivamente gli organi

d’udito, ma si ripercuote anche sul corpo. Il suono, perciò, oltre che ad essere udibile è anche

fisico; la sua vibrazione, infatti, è percepita anche dai corpi e dagli oggetti che sono colpiti

dalla sua propagazione, i quali non rimangono statici, ma vibrano a loro volta. Il fatto di

cantare o suonare uno strumento musicale, in prima persona, implica per lo sciamano una

percezione maggiore delle onde sonore prodotte dal proprio strumento o, in modo ancor

più intenso, dalla propria voce. L’esecuzione vocale, al contrario di quanto accade per quella

strumentale, ha come sorgente sonora il corpo umano o, meglio, il suo interno,

perciò si può affermare che lo sciamano, mentre canta, risente sia delle vibrazioni esterne,

che si spostano via aerea, sia di quelle interne, che si propagano attraverso il suo stesso corpo. 

Sebbene sia in contraddizione con ciò che abbiamo appena affermato, non è la voce, ma il

tamburo ad essere considerato, da molti studiosi, lo strumento sciamanico per eccellenza.

Esso può essere considerato sia uno strumento ritmico, soprattutto se suonato assieme ad

altri strumenti, sia melodico; se è usato da solo, infatti, può essere suonato in modo

espressivo e diventare melodia di timbro, d’accento e d’intensità. Il suono prodotto dal tamburo

da origine ad un’onda dall’aspetto molto irregolare, simile a quella prodotta da un rumore,

in quanto essa è il risultato di molte onde sonore che si sovrappongono disordinatamente.

Di conseguenza si può affermare che, in un singolo battito di tamburo, siano contenute più

frequenze diverse le quali, a loro volta, andranno a colpire zone recettoriali cerebrali molto

più estese rispetto a quelle interessate dai suoni prodotti da altri tipi di strumenti.

Anche se le diverse percussioni sono spesso ritenuti strumenti musicali indispensabili alla

realizzazione di un rituale sciamanico essi, in realtà, non sono gli unici: nelle diverse culture

di tipo sciamanico, infatti, gli strumenti musicali deputati all’induzione della trance

possono essere differenti. In alcuni casi, ad esempio, lo sciamano usa esclusivamente la

voce e la sua entrata in trance non dipende né dall’atto di suonare né, principalmente,

dalla percezione del suono prodotto, ma da un determinato tipo di emissione vocale, la

quale provoca delle ripercussioni a livello psico-fisico. In altri casi, invece, gli strumenti

musicali utilizzati possono essere i più svariati: tra i Tungusi, ad esempio, è attestato l’uso

di un paio di canne munite di sonagli; tra i Khond e i Saora, invece, è diffuso l’utilizzo del

vaglio per il riso; l’uso del gong e della conchiglia è documentato a Cylon e in Cina e, anche

tra i Buriati, il tamburo è spesso sostituito da un semplice scacciapensieri.

Il fatto che non esiste un unico strumento sciamanico potrebbe far pensare che la musica

non giochi un ruolo chiave nell’induzione della trance. In realtà, al contrario di quanto si

potrebbe pensare, questa varietà di strumenti sciamanici focalizza la nostra attenzione su

altre caratteristiche dell’esecuzione musicale o vocale, importanti per il raggiungimento

di tale stato alterato di coscienza: l’intensità del suono, il ritmo, la variazione ritmica e

temporale. 

Se osserviamo lo sviluppo drammatico degli eventi durante un rituale di tipo sciamanico,

notiamo notevoli parallelismi tra quest’ultimo e l’andamento dell’esecuzione musicale.

Si può ipotizzare, infatti, che tale tensione drammatica parta da un grado zero, durante

i preparativi al rito, fino a raggiungere il grado massimo, che coincide con lo stato di

trance, per poi tornare di nuovo ad un grado zero, di colpo o in modo graduale.

La musica si sviluppa allo stesso modo, ma le sue variazioni sono legate, da un lato, ad

un accelerazione del ritmo e, dall’altro, ad un crescendo dell’intensità del suono, che

coincidono con la trance e, allo stesso tempo, rendono palpabile agli astanti lo stato

alterato di coscienza dello sciamano. Il ritorno dell’operatore rituale ad uno stato

psico-fisico normale è seguito a sua volta, dallo scemare progressivo del ritmo e dal

decremento dell’intensità del suono. Tale cambiamento, però, può avvenire anche in

modo drastico, ovvero, il silenzio coincide con l’uscita dello sciamano dallo stato di

trance. Alla luce di quanto detto finora, si può perciò affermare che la musica, oltre

ad agire fisicamente sul corpo, in quanto vibrazione, e sul sistema nervoso, catalizzando

la produzione di neurotrasmettitori, possa anche sottolineare emozionalmente le

diverse fasi del rito.

Come accennavamo in precedenza, anche il canto, al pari dell’esecuzione musicale è un

importante strumento nelle mani dello sciamano; sebbene esso sia diversificato da

cultura a cultura, presenta alcuni tratti simili all’interno dei vari sciamanismi del mondo.

Questo tipo di canto, infatti, è molto spesso legato alla respirazione forzata e alla

produzione di suoni particolari. Non è cosa rara che lo sciamano riproduca vocalmente il

verso di alcuni animali, sibilando come un serpente, cinguettando come un uccello e,

unitamente a quest’imitazione vocale, assume spesso le movenze dell’animale in questione.

In tal caso, a nostro avviso, non è molto corretto parlare di imitazione, gestuale e vocale,

dell’animale, in quanto si tratta, invece, di una forma di zooantropia. L’animale, infatti,

non è altro che una forma dell’entità che possiede lo sciamano, il quale assume,

volontariamente, l’identità della divinità o dello spirito che lo ha invasato.

Come accennato in precedenza, oltre a questa singolare particolarità del canto sciamanico,

c’è un’altra caratteristica che accomuna il repertorio vocale di questo tipo di operatori

rituali, ovvero la respirazione forzata. Quest’ultima porta all’iperventilazione, in quanto

produce un aumento della ventilazione polmonare, per la maggiore frequenza e

profondità degli atti respiratori. Questo tipo di respirazione ha come diretta conseguenza

una diminuzione della quantità di anidride carbonica presente nel sangue e causa,

da un lato, una contrazione muscolare dei vasi sanguigni, dall’altro una insufficiente

disponibilità o utilizzazione dell’ossigeno da parte di organi e tessuti. Tali cambiamenti

possono provocare numerose conseguenze sulla condizione in cui si trova lo sciamano,

sia dal punto di vista strettamente fisico sia a livello psicologico. È molto importante,

infatti, ricordare che gli esiti immediati della respirazione forzata possono concretizzarsi

in disturbi che colpiscono la memoria e, allo stesso tempo, alterano la percezione

dell’ambiente esterno, favorendo, inoltre, l’insorgere di allucinazioni e un tasso elevato

d’ipereccitabilità neuro-muscolare. Le condizioni che vengono a crearsi in seguito

all’iperventilazione, quindi, possono portare anche alla tetania, che può essere manifesta,

se caratterizzata da spasmi muscolari di vario genere o da accessi convulsivi, oppure latente,

nel caso in cui non sia presente una sintomatologia spontanea.

Nel caso di tetania latente è presente solamente una condizione d’ipereccitabilità

neuro-muscolare a stimoli meccanici o elettrici esterni. A nostro parere l’atto stesso di

cantare o di suonare uno strumento con un determinato ritmo e con altrettanto

determinate variazioni ritmiche, unitamente alla percezione fisica delle vibrazioni sonore,

offre lo stimolo necessario alla produzione di spasmi muscolari. L’esecuzione vocale dello

sciamano, perciò, contribuisce in modo diretto all’insorgere di uno stato alterato di

coscienza, creando i presupposti necessari a produrre, fisicamente, il tremore caratteristico

della trance e, a livello psicologico, predisponendo l’operatore rituale ad avere allucinazioni.

La musica, il canto e le particolari tecniche di respirazione usate dallo sciamano sono perciò

strumenti indispensabili al raggiungimento di uno stato alterato di coscienza, in quanto

favoriscono modificazioni alla normale situazione fisiologica dell’operatore rituale,

catalizzando processi motori e mentali che lo predispongono alla trance.

In questo tipo di rituali, lo sciamano suona in prima persona e, solitamente, non dipende da

qualcun’altro che suona per lui(23): egli è musicante attivo della propria trance dalla quale

è capace di entrare e uscire a proprio piacimento. Proprio questo ruolo che egli ricopre nei

confronti dell’esecuzione musicale e, di conseguenza, della trance, lo distingue da altri tipi

di figure religiose, come oracoli oppure i sacerdoti dei culti di possessione. Questi, infatti,

raggiungono uno stato alterato di coscienza grazie all’azione di altre persone, che suonano

per loro, o attraverso la sovrastimolazione sensoriale, inserita all’interno di una liturgia

ben precisa, da parte soprattutto di odori e colori, in quanto non possiedono, in alcun

modo, la capacità di controllare e pilotare lo stato di trance a proprio piacimento.

Anche nello sciamanismo è presente una sovrastimolazione sensoriale, soprattutto da

parte di odori, ma la cosa non è affatto determinante per l’induzione dello stato di trance,

lo sciamano, infatti, riesce a raggiungere tale stato alterato di coscienza indipendentemente

dal fatto che i suoi sensi siano sovrastimolati. A questo punto si potrebbe obiettare che lo

sciamano, attraverso la musica e il canto, sia fortemente legato alle stimolazioni acustiche

del proprio strumento o della propria voce. Ciò è in parte vero, perché esse contribuiscono

al raggiungimento della trance, ma non rappresentano la causa scatenante di tale stato

alterato di coscienza, in primis, infatti, sono la volontà e le capacità dell’operatore rituale

a permettere l’induzione e l’inibizione di tale condizione psicofisica. Il suono, inoltre, non

coinvolge solamente il senso dell’udito, esso è percepito da tutto il corpo sottoforma di

vibrazione e, al contrario di quanto accade in altre tradizioni religiose, possiede

un significato e una simbologia importante all’interno del rituale. È importante dunque

ricordare che la capacità di autoinduzione, da parte dell’operatore rituale, dello stato di

trance è una caratteristica intrinseca alle pratiche sciamaniche ed è una prerogativa

necessaria per parlare di sciamanismo, in quanto lo sciamano può contattare le divinità

o lo spirito attraverso una sorta di trance ritualizzata, che è sempre autoindotta, e mai

spontanea o casuale.

Alla luce di quanto detto finora, possiamo affermare che la figura dello sciamano è

caratterizzata dal controllo, più o meno rigido, di questo stato alterato di coscienza:

egli, infatti, non subisce passivamente la trance, come accade per l’oracolo e per la

possessione in senso stretto, ma la agisce e la produce, in quanto ne conosce i

mezzi e ha con essa un rapporto estremamente attivo. 

L’esecuzione musicale e vocale, in funzione delle modificazioni che creano al sistema

psico-motorio, risultano essere dei fattori determinanti per il raggiungimento di uno

stato alterato di coscienza. Agli occhi dello sciamano, però, essi sono molto più di

semplici strumenti; la musica e il canto, infatti, permettono all’operatore rituale

di avviare una forma di comunicazione con spiriti, divinità e anime dei defunti.

Esistono, sia per quanto riguarda l’esecuzione strumentale sia per quella vocale,

ritmi e melodie differenti a seconda dell’entità che deve essere interpellata.

Di conseguenza, si può affermare che il rapporto che intercorre tra musica e

comunicazione con il mondo soprannaturale sia ben codificato: un determinato

ritmo e melodia identifica un’altrettanto determinata figura sottile, la quale,

percependo la musica dello sciamano, scende nel mondo umano. In tal caso,

il canto e l’esecuzione musicale non sono altro che la voce sottile dello sciamano,

attraverso la quale egli riesce a raggiungere l’orecchio degli dei: l’operatore rituale,

infatti, è legato alla musica in uno stretto rapporto di dipendenza ed è proprio per

questo motivo che non esiste un rituale sciamanico in cui essa non sia presente.

I diversi strumenti musicali e tipologie di emissione vocale utilizzati nei diversi

sciamanismi del mondo sono molto più di strumenti per indurre, mantenere o

inibire la trance. Essi sono il veicolo attraverso il quale lo sciamano può

raggiungere mondi extra-umani(27), dialogare con le divinità e permeare realtà

più sottili.

A livello simbolico il suono è molto più di un suono, esso è un uccello che permette

allo sciamano di staccarsi da terra e compiere il viaggio estatico, una scala, salendo

sulla quale, gli è permesso di raggiungere il mondo degli spiriti, un cavallo che lo

conduce nella dimensione in cui dimorano le anime dei defunti. 

Per qualsiasi sciamano il proprio strumento o la propria voce sono indispensabili

alla realizzazione di una seduta terapeutica o di un rituale; essi possiedono in sé un

immenso potere nel rapporto con il mondo sottile. Questo avviene perchè chi suona,

o canta, sa usarlo in modo particolare: queste figure religiose, infatti, a differenza

di altri sacerdoti e ovviamente anche di altri musicisti, possiedono una conoscenza

di tipo sciamanico e ciò permette loro di utilizzare la musica come strumento di

contatto con le divinità, con gli spiriti e con le anime dei morti. Sebbene esistano

diversi canti e diverse esecuzioni musicali nei vari sciamanismi del mondo, c’è

una caratteristica che li accomuna: la musica dello sciamano, infatti, non è una

musica eseguita per essere ascoltata, in quanto le è attribuito, in primo luogo,

il potere d’interagire con l’universo sottile, nel quale essa è ritenuta produrre degli

effetti reali. Il suono è molto più di una semplice vibrazione che si propaga

attraverso l’aria, esso è in primo luogo l’espressione del messaggio, del significato

racchiuso in esso.

Si può quindi affermare che la musica è funzionale non solo alla buona riuscita

del rituale, ma soprattutto alla sua realizzazione, in quanto essa ha il potere di

portare le questioni umane all’orecchio degli dei. L’esecuzione strumentale e

vocale risultano perciò essere dei mezzi importanti nelle mani dell’operatore

rituale, in quanto permettono allo sciamano di dialogare con le entità sottili;

senza la musica, infatti, è come se lo sciamano fosse “muto” e incapace di

avviare un qualsiasi tipo di comunicazione con divinità e spiriti.

Troviamo di vitale importanza soffermarci sulla questione del suono significante,

ma è necessario, a nostro avviso, fare una piccola digressione sulla parola o,

meglio, sul potereattribuito alla parola. In moltissime tradizioni religiose,

orientali e occidentali, la parola ha un ruolo di rilievo nel contatto con il divino.

Se prendiamo in considerazione l’Hinduismo e il Buddismo, ad esempio, ci

rendiamo conto che la declamazione di mantra occupa una parte importante

nella prassi rituale. Focalizzando la nostra attenzione sulla cultura indiana, su

quella vedica in particolare, appare ben chiaro che la parola, solennemente

pronunciata, era considerata un suono che possiede una potenza autonoma,

in quanto, la sua declamazione risulta indispensabile per la buona riuscita

delle azioni rituali.

Fin dall’antichità la civiltà indiana ha sempre attribuito notevole importanza

alla recitazione di mantra, durante i rituali e anche nella meditazione:

aum era ed è tuttora, la sillaba per eccellenza, la vibrazione che continua a

propagarsi tra la dissoluzione di un mondo e la nascita di quello successivo.

L’aum contiene in sé tutto quello che è manifesto, ma anche tutto ciò che

deve ancora manifestarsi e in esso, è espressa ogni tipo di conoscenza

presente, passata e futura. Nella cultura cristiana troviamo un altro

esempio dell’importanza data alla parola, basti pensare alla ben nota formula

“e all’inizio fu il verbo”:

anche in questo caso il “verbo” non è altro che un suono, una vibrazione,

che è ritenuto raccogliere in sé sia un pensiero sia un significato.

Anche la cultura araba offre uno spunto di riflessione sul potere della parola:

molte comunità sufi di dervisci praticano, infatti, il dhikr, che consiste nella

ripetizione del nome divino, al fine di celebrare il dio e farsi ricordare da lui,

ed è piuttosto curioso notare, inoltre, che questa pratica religiosa

comprende anche la trance.

Un ulteriore esempio è presente anche nelle dottrine mistiche ed esoteriche

della cabala ebraica, secondo la cui tradizione il mondo avrebbe avuto

origine dai numeri e dalle ventiquattro lettere dell’alfabeto, in tal caso essi non

sono assolutamente considerati dei semplici segni, ma sono ritenute contenere

in sé il potere straordinario di permettere la manifestazione del mondo. Sebbene

tutti questi esempi si riferiscano a pratiche religiose ben distinte da quelle

sciamaniche, riteniamo possano essere utili a sottolineare come la parola esprima

sia un suono sia un significato esplicito. A maggior ragione, parlando di sciamanismo,

è opportuno evidenziare il fatto che la voce, al contrario di quanto accade per

l’esecuzione musicale, oltre che ad essere strumento di trance è considerata,

principalmente, un suono a cui è attribuito un significato. Anche il suono prodotto dai

vari strumenti sciamanici è, in primo luogo, un suono significante, nel quale il

concetto espresso è sottointeso; nel canto, invece, il messaggio è esplicito e, proprio

per questo motivo, la musica vocale ha un potere maggiore di quella esclusivamente

musicale.

Un ulteriore prova che avvalora questa tesi è riscontrabile direttamente nella prassi:

può accadere, infatti, che in un rituale sia presente esclusivamente l’esecuzione canora

senza alcun sostegno strumentale, il contrario, invece, accade molto di rado ed è più

frequente l’uso di strumenti musicali unitamente all’espressione vocale.

Alla luce di quanto detto finora, si può affermare che sia il canto sia l’esecuzione

strumentale racchiudano in sé un potere immenso, in quanto ad essi è attribuita una

capacità reale. In tutte le religioni di tipo sciamanico, infatti, il rapporto tra musica e

comunicazione con la dimensione extra-umana è ben codificato: a seconda degli scopi

per i quali sono realizzati i differenti rituali cambia anche la musica, inoltre esistono

ritmi e melodie caratteristici di ogni singola divinità o spirito. L’esecuzione vocale e

strumentale dell’operatore rituale risulta essere molto più di una semplice musica fatta

per essere ascoltata o ammirata in quanto forma d’arte. Essa è, agli occhi dello sciamano,

la voce che gli permette di parlare la “lingua degli dei”, senza la quale egli sarebbe privo

di quegli strumenti che gli permettono di creare un contatto con la dimensione sottile.

Senza musica e, quindi, senza tremito egli sarebbe impossibilitato a curare i propri pazienti;

in nessun caso potrebbe ricevere previsioni e, tantomeno, potrebbe aiutare le anime in

pena dei defunti.

Il suono della voce o dei vari strumenti musicali utilizzati da questa particolare categoria

di operatori rituali, permette alle loro azioni di essere efficaci, in quanto esso trascende la

realtà umana e ha la capacità di raggiungere il mondo sottile. La musica dello sciamano

è un suono che parla, un suono che può interagire con le vicende umane ed extra-umane,

un suono dal potere immenso che, proprio in funzione di ciò, occupa un posto di rilievo

nella prassi rituale di tutti i diversi sciamanismi del mondo.  di Rebecca Basso